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Regolamento ATO - acqua

30/7/2014

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Una mia interpellanza su divieto dei distacchi dell'acqua e aumento tariffario








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"Rumenta o Risorsa" report

25/7/2014

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Soddisfazione per la delibera sul ciclo dei rifiuti del Comune di Genova, preoccupazione per la politica della Regione Liguria, richiesta che Amiu si trasformi in una societa' consortile di diritto pubblico (basta SpA), sono alcune delle proposte emerse nell'incontro "Rumenta o Risorsa", organizzato dal Comitato Genovese dell'Altra Europa con Tsipras.

Federico Valerio (già chimico ambientale dell'Istituto Tumori di Genova) ha spiegato che il superamento della società consumistica passa anche dal considerare il rifiuto una risorsa, un materiale post consumo da far rientrare nel ciclo della vita e della produzione.

Mauro Solari, del Gruppo Gestione Corretta dei Rifiuti, ha analizzato il piano Comunale e quello della Regione Liguria, ravvisando in quest'ultimo la sindrome NIMBY (non nel mio giardino) perché prevede di portare fuori regione una frazione del materiale per poterlo bruciare in cementifici e centrali elettriche. Ha anche proposto di trasformare Amiu da Spa in Azienda Speciale Consortile, partecipata da tutti i comuni dell'area metropolitana.

Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria in Consiglio Comunale di Genova, ha spiegato come la politica del Sindaco sia stata quella di modificare la gestione dei rifiuti escludendo l'inceneritore e dando impulso alla raccolta differenziata per il riuso dei materiali.

Valerio Gennaro, dell'IST, ha descritto l'impatto positivo sulla salute di una corretta gestione dei rifiuti.

 

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"Verità e Giustizia" addio.

22/7/2014

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Amnesty insiste: “Dopo 13 anni né scuse né riforme, si potrebbe pensare che non sia successo nulla”

“Verità e Giustizia” pronuncia l’addio “Processi finiti e isolamento politico”

 

arrivati al terzo grado di giudizio (pur con le polemiche su levità delle pene e prescrizioni), la necessità che ora su quei dannati giorni del luglio 2001 siano finalmente la politica e (poi) la storia a pronunciarsi. Ma non solo, anche un «senso di sconfitta e di isolamento politico» come dice Antonio Bruno. E così il Comitato Verità e Giustizia per Genova, a 13 anni dal G8 e dopo la nuova manifestazione in ricordo di Carlo Giuliani, che ha raccolto domenica centinaia di persone in piazza Alimonda, decide di essere arrivato al capolinea, e dà il suo addio. Nelle stesse ore in cui Amnesty International segnala che continuano a mancare scuse e assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse alla Diaz e a Bolzaneto, e si fanno ancora attendere riforme indispensabili, quali l’introduzione del reato di tortura e dei codici d’identificazione per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico. Quegli agenti che d’altro canto, attraverso il Silp Cgil, sollecitano il sindaco Marco Doria a chiedere ai “vertici” di risarcire «il danno d’immagine causato dalla politica e dal dipartimento della pubblica sicurezza».

La ferita del G8 resta, amara e indelebile come nella canzone di Guccini, ma l’Italia è cambiata. Per questo Antonio Bruno, consigliere comunale Fds e da sempre impegnato nel moviche mento parla di «sensazione di sconfitta e di isolamento politico »: di fatto, il ricordo del G8, una volta che i processi sono stati celebrati e che le responsabilità sono state accertate, resta appannaggio più dei singoli — in primis la famiglia Giuliani — non delle forze politiche della sinistra, specialmente quelle che erano più vicine al movimento, dal ruolo politico ormai defilato. ma la missione, scrivono in una nota, è compiuta: testimoniare, documentare, sostenere le parti civili e i legali ai processi Diaz e Bolzaneto, e soprattutto non dimenticare. Ma resta da fare molto: istituire una commissione parlamentare, consentire l’identificazione del personale delle forze dell’ordine e altre azioni che evitino nuovi giorni come quelli del 2001. Tutte cose che però, sino a oggi, la politica non è riuscita a fare, anzi ha fallito, conclude la nota del Comitato.

Dal canto suo Amnesty International attacca: continuano a mancare scuse e assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel luglio 2001 e si fanno ancora attendere riforme indispensabili, quali l’introduzione del reato di tortura e dei codici d’identificazione per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico e altre misure finalizzate a una maggiore trasparenza. «Un osservatore neanche troppo distratto potrebbe farsi l’idea che a Genova, 13 anni fa, non sia successo niente di grave. E’ vero il contrario, ma l’assenza di collaborazione delle istituzioni e le gravi e perduranti lacune legislative hanno impedito di rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8» dichiara Antonio Marchesi di Amnesty Italia, che chiede un confronto ai vertici di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Mentre il Silp Cgil attacca: per il danno d’immagine il sindaco di Genova Marco Doria deve rivolgersi ai vertici: quelli della politica e della polizia di quei giorni, e non solo.


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Addio del Comitato Verità e Giustizia per Genova

21/7/2014

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Comitato verità e giustizia per Genova

Il 20 luglio del 2002 nasceva il Comitato Verità e Giustizia per Genova. Un anno dopo i fatti di Genova, alcune delle vittime, testimoni e parenti, diedero vita al Comitato.

Uno degli scopi principali è stato quello di raccogliere fondi per il sostegno alla segreteria legale che per molti anni è stata da supporto a tutti i processi, sia quelli riguardanti i fatti di strada, sia quelli riguardanti le violenze e le torture perpetrate alla Scuola Diaz, alla Caserma di Bolzaneto, sia quelli riguardanti i processi contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.

Il comitato ha indetto e partecipato a centinaia di incontri, presidi davanti al Tribunale di Genova, emesso comunicati stampa, fatto tutto quello che è stato possibile, considerato il grande silenzio dei media, il silenzio assenso della maggior parte dei parlamentari, ministri, organi istituzionali, perché quei giorni non fossero dimenticati, perché verità e giustizia emergessero.

Nel frattempo si sono svolti i principali processi conclusi con sentenze della Cassazione. Abbiamo avuto le clamorose condanne di decine di agenti, funzionari e alti dirigenti per i fatti della Diaz e di Bolzaneto: un grande risultato oscurato, ahimè, dalla prescrizione. Tutti i cittadini hanno potuto sapere che in Italia si pratica con disinvolta ferocia la tortura, e molti episodi successivi al G8 di Genova hanno mostrato quanto fossimo nel giusto quando invocavamo la sospensione di tutti gli indagati e un ricambio immediato e solenne ai vertici delle forze dell'ordine, che hanno brillato in questi anni per la loro azione di copertura dei responsabili e di minimizzazione di quanto avvenuto. La maggior parte dei condannati non farà nemmeno un giorno di carcere, molti sono ancora al loro posto, nonostante le condanne.

In carcere rimangono solo alcuni manifestanti, condannati per un reato, quello di devastazione e saccheggio, che è stato utilizzato solo nel dopoguerra. Sono condanne abnormi e profondamente ingiuste. Condanne che rendono amare queste giornate.

Restano aperti i ricorsi alla Commissione Europea dei Diritti Umani per i fatti della Diaz e Bolzaneto e le cause civili.

Oggi, dopo 13 anni da quei giorni, il comitato verità e giustizia per Genova ha deciso di sciogliersi.
Riteniamo di aver assolto fino in fondo agli scopi prefissi: testimoniare, documentare i fatti, sostenere le parti civili nei processi Diaz e Bolzaneto, gli imputati nel processo ai 25 manifestanti, gli avvocati che si sono impegnati per tutelarli. Questo scioglimento per noi equivale al compimento della missione che ci eravamo dati. E, in fondo, è quasi un privilegio, se pensiamo a quanti Comitati formati dai familiari delle vittime di stragi e attentati, di morti a causa delle forze di polizia, continuano ad esistere a decenni dai fatti, per via di processi interminabili, di lotte sfibranti contro depistaggi e insabbiamenti.

Ci sciogliamo sapendo di non lasciare un vuoto nella tutela della memoria di Carlo Giuliani e di quanto avvenuto al G8 di Genova: il Comitato Piazza Carlo Giuliani continuerà a svolgere questa funzione e avrà il nostro pieno, personale sostegno.

Ci sciogliamo nella persuasione di avere fatto del nostro meglio, pur essendo coscienti di non avere raggiunto per intero i nostri obiettivi. Un po' di giustizia è stata fatta, ma molte, troppe ombre restano. Oltre alle pesanti condanne inflitte ad alcuni manifestanti, pesa il mancato processo per l'omicidio di Carlo. Del quale tuttavia sappiamo molte cose, grazie al lavoro della famiglia Giuliani, del Comitato che hanno fondato, degli attivisti e degli avvocati che non si sono mai rassegnati alle tesi liquidatorie del giudice delle indagine preliminari.

Grazie ai genovesi, grazie a Piazza Carlo Giuliani, a supporto legale, alla segreteria legale, agli avvocati, a Reti invisibili e all’Osservatorio sulla repressione, alle centinaia di cittadini italiani che, caparbiamente, hanno continuato a chiedere insieme a noi, verità e giustizia, a tutti quelli che in questi lunghi anni ci hanno sostenuto ed accompagnato.

Concludiamo con un appello, alla società civile, ai cittadini ed alle cittadine che sono qui oggi, a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la tutela dei diritti civili nel nostro paese:

Nel 2003 abbiamo lanciato, insieme all’Arci e al Comitato Piazza Carlo Giuliani, l’appello Mai più come al G8, abbiamo raccolto migliaia di firme e presentato questo appello al Senato, sono passati 11 anni, ma le nostre richieste di allora non hanno avuto ancora alcuna risposta da parte del Parlamento, nonostante il susseguirsi di governi di svariato colore. Riteniamo tuttora urgenti le istanze da noi promosse allora.

Mai più come al G8:

-istituire una Commissione di inchiesta parlamentare che faccia luce sulle modalità complessive della gestione dell’ordine pubblico durante il Vertice G8 di Genova e del Global Forum di Napoli;

- consentire l’identificazione del personale delle forze dell’ordine in servizio di ordine pubblico, stabilendo l’obbligo di utilizzare codici identificativi sulle uniformi

- programmare un costante aggiornamento professionale delle forze dell’ordine ed attività didattiche finalizzate a promuovere i principi della nonviolenza, una coscienza civica e una deontologia professionale conformi alle loro funzioni difensive e nonviolente

- escludere l’utilizzo, nei servizi di ordine pubblico e comunque dalla dotazione del personale delle forze dell’ordine, di sostanze chimiche ed incapacitanti

- adeguare il nostro ordinamento alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani introducendo il reato di tortura.

Sono parole di undici anni fa e sembrano scritte oggi. Perché niente è cambiato.
Perché le istituzioni hanno girato lo sguardo altrove, anche di fronte alle clamorose sentenze Diaz e Bolzaneto, in modo che giudichiamo irresponsabile.

Perché le forze politiche parlamentari hanno fallito, rendendosi responsabili dell'arretramento della democrazia italiana in questi anni. La stessa legge sulla tortura, approvata in prima lettura al Senato, è una legge sbagliata nei suoi fondamenti, lontana dai parametri fissati in sede di Nazioni Unite, frutto di un mediazione al ribasso – che giudichiamo del tutto inopportuna – con vertici delle forze dell'ordine che hanno dimostrato una grave distanza culturale e morale dai canoni di una seria democrazia.

Ci sciogliamo, ma non demordiamo: continueremo, come singoli individui, a fare del nostro meglio, facendo tesoro delle tante cose imparate in questi anni.

Comitato verità e giustizia per Genova
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Messaggio da Tsipras

21/7/2014

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Care compagne e cari compagni, 
quasi due mesi dopo le elezioni sembra sia stata confermata la nostra più grande preoccupazione, perché le grandi alleanze che avevano denunciato prima delle elezioni sono diventate ancora più larghe, dal momento che la elezione di Juncker alla presidenza della Commissione è stata accompagnata dalla elezione alla presidenza del Parlamento europeo di Schultz con il voto dei conservatori, socialdemocratici, liberali e alcuni verdi. Parallelamente nel Parlamento europeo si esprimono non in modo omogeneo varie forze di destra, razziste, xenofobe e populiste. 
Oggi l'Europa si trova in una situazione di stallo strategico. Il progetto delle forze dominanti di oggi è quello di continuare la strategia di estrema austerità. Questa strategia noi la abbiamo chiamato Merkelismo. L'Europa che oggi si trova sotto l'egemonia tedesca è sempre più antidemocratica e sempre più autoritaria. 
La nostra lotta quindi per la rifondazione dell'Europa su base democratica, sociale ed ecologica, deve essere continua e senza sosta. Questo è il nostro comune obbiettivo nel nuovo gruppo della Sinistra Europea, che ha raddoppiato i suoi membri dalla volta precedente. Si tratta di una lotta difficile e il suo successo sarà giudicato dai movimenti, dalle resistenze e dalle lotte dei popoli. 

Compagne e compagni, 
non dimentichiamo che la sinistra sta crescendo. 
In Grecia per la prima volta con Syriza la sinistra è la più grande forza politica del paese, con ampio margine di differenza rispetto alla Nuova Democrazia, candidandosi a governare. 
Syriza rappresenta la coscienza collettiva di una sinistra moderna che cerca di trovare un'identità moderna, radicale, movimentista, ma anche un'identità che può avere una dinamica maggioritaria. Una sinistra che può essere in grado di dare una prospettiva di vittoria e di governo alternativo per cambiare la nostra vita, la realtà che viviamo oggi in Europa. 
I partiti e tutte le forze della sinistra in Europa, hanno visto la prospettiva di una vittoria storica di Syriza anche a livello nazionale come una scintilla di speranza e di cambiamento, non solo per il popolo greco, ma per tutti i popoli dell'Europa, che soffrono per l’austerità, che reagiscono alla diminuzione della democrazia in Europa, che cercano un'Europa della solidarietà, un'Europa dell’uguaglianza tra stati e popoli, che cercano un'Europa della crescita, della coesione sociale, della solidarietà, della protezione dell'ambiente. 
Questo è il messaggio che abbiamo ricevuto dalla Spagna, dove la Sinistra Unita, il Podemos e altre forze di sinistra più piccole si sono avvicinate quasi al 25%, mentre le due forze di austerità, il Partito Popolare e Socialista, hanno perso circa 5 milioni di voti. 
In Spagna abbiamo visto la grande sorpresa della sinistra dei movimenti, che è riuscita a ottenere l'8% dei voti del popolo spagnolo ed eleggere cinque deputati. Una forza politica nata dalla auto-organizzazione di chi non aveva voce. Dal movimento degli Indignati che ha travolto le piazze e le strade delle città spagnole il 15 maggio 2011, riuscendo a trasformare la rabbia in forza politica del popolo, contro il predominio e la paura che avevano creato le banche con le ipoteche sulle case e la vendita all’asta delle case confiscate dalle banche.
Un movimento che ha avuto un profondo carattere anticapitalista. Contro l'arricchimento violento delle elite finanziarie e gli oligarchi della crisi, un movimento che ha voluto rappresentare le persone che vogliono combattere per la democrazia diretta, per una nuova organizzazione veramente democratica e partecipativa del sistema politico. 
L'esplosione delle piazze in Spagna ha trasformato Podemos in un forza potente di movimento, la stessa esplosione parallela che in Grecia è stata quella che ha creato il terreno sociale adeguato per la rapida ascesa di Syriza. 
In Portogallo, il Blocco di Sinistra e il Partito Comunista del Portogallo si avvicinarono al 20%, mentre in Irlanda colpita dal Memorandum il Sinn Féin mette già la sua candidatura per governare e in Slovenia, provata dall’austeritá, la sinistra è arrivata la settimana scorsa al 7%. 
Ci sono tre pilastri per una proposta maggioritaria di sinistra in Europa. 
Il primo è la natura di classe della nostra lotta, perché noi rappresentiamo la società dal basso e lottiamo per la redistribuzione della ricchezza. 
Il secondo pilastro riguarda il salvataggio delle nostre società, delle democrazie, i diritti e le nostre libertà. Le nostre radici affondano nelle grandi tradizioni che hanno creato le forze maggioritarie che ci hanno liberati dal fascismo e dalle dittature. Perché oggi il neoliberismo dimostra che è incompatibile con la democrazia che abbiamo conosciuto, demolendo in sostanza le nostre costituzioni democratiche e i nostri diritti sociali e politici e le nostre libertà.
Il terzo pilastro è costituito da un nuovo internazionalismo di sinistra, un nuovo europeismo di sinistra, che è emerso anche attraverso la mia candidatura per la presidenza della Commissione europea e dalla percezione che l'Europa oggi rappresenta il terreno della lotta politica e di classe. Un campo di lotta, di battaglia, di conflitto che noi non ignoriamo. 
Non possiamo costruire un'isola socialista, in una nazione, stato, se nel campo comune dell’economia, della cultura, del confronto che si chiama Europa non cambieranno gli equilibri. Syriza non riuscirà, se domani non cambieranno anche gli equilibri in Spagna, Italia, Francia e nella stessa Germania, finche non si creeranno le condizioni per grandi cambiamenti radicali a favore delle forze del lavoro in tutta l’Europa. È ciò che può fare del nostro progetto una proposta maggioritaria.

Care compagne e cari compagni, 
"L'Altra Europa” in Italia ha rappresentato una altra grande vittoria della sinistra europea soprattutto per le dure condizioni della sua lotta politica e sociale, visto che è riuscita a superare un’antidemocratica legge elettorale raccogliendo le 150.000 firme necessarie e superare il quorum di sbarramento del 4% 
Il sistema politico in Italia, dopo aver visto quello che è successo in Grecia con Syriza, ha lottato con le unghie e i denti per far tacere “L’Altra Europa" ed escludere la sua presenza dal sistema televisivo mediatico. 
La sinistra italiana, senza mezzi e soldi ha avuto successo perché credeva nel messaggio di unità di Syriza. Questa è la nostra grande energia, la forza dell'unità nella diversità. 
Per me è stato un grande onore aver rappresentato
“L’Altra Europa”, da lontano, rappresentando una sinistra sociale e politica in Italia con una tradizione molto lunga. Una tradizione di lotte sociali, movimenti e collettivi ed una tradizione politica. La sinistra di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Spinelli, si è incontrata con la sinistra greca, cercando di impostare un piano per il futuro, la nostra convivenza, i nostri problemi comuni, la nostra prospettiva in Europa. 
Questa è la nuova sinistra che è nata nelle strade di Genova in una giornata come questa, il 19 luglio 2001. La sinistra che è stata colpita da una repressione barbara, con l'assassinio di Carlo Giuliani e la violenza di Bolzaneto. L'assassinio del piccolo Alexis Grigoropoulos e le successive "Bolzaneto" che abbiamo vissuto in Grecia sono la continuazione di questa storia. 
Siamo in un periodo di controrivoluzione che viene alla ribalta con in modo molto autoritario, che mira a livellare le conquiste sociali e politiche dei decenni del dopoguerra. 
Questa è una scelta strategica del capitale in Europa, che procede attraverso un lavoro di svalutazione interna con la creazione di una zona economica nel Sud Europa, con condizioni di lavoro pari a quelle del Sudest asiatico. Una strategia miope, che ha gia mostrato i suoi limiti, perché senza coesione sociale non può esistere una forte economia. Questi problemi li dovranno affrontare anche i paesi del Nord Europa, a causa del grande accumulo di capitale non investito. Nel Sud Europa questa politica richiede la contrazione della democrazia e la violazione delle costituzioni che abbiamo avuto con la nostra lotta antifascista e la caduta delle dittature in Grecia, Portogallo e Spagna. 
Allo stesso tempo la costruzione europea è contraddittoria e non segue un percorso lineare. La socialdemocrazia affronta una crisi intrinseca, anche se ci sono eccezioni, come la vittoria di Renzi nelle elezioni europee. 
Renzi sarà giudicato nel medio termine. Il suo grande peso sono le aspettative che ha alimentato nel popolo italiano, perché si deve dare soluzioni nazionali ed europee a problemi cruciali in un momento in cui vi è la stabilizzazione della recessione e della stagnazione, senza alcuna prospettiva di crescita sostanziale. Per fornire una risposta strategica ai problemi del paese non basta raggiunge un allentamento del fiscal compact, ma la sua abrogazione e l'adozione di investimenti pubblici europei per la crescita e l'occupazione. L'austerità non è un prerequisito per lo sviluppo, ma al contrario l’austerità nega lo sviluppo.
Per questa ragione ci deve essere una forte sinistra alla sinistra della socialdemocrazia per rivendicare una soluzione alternativa per l'Europa. Per questo motivo c’è la necessità di una forte sinistra in Italia che non occupi solo uno spazio di denuncia, ma rivendichi un governo di sinistra per il paese.
La politica di Renzi porterà in un fase di stallo perché cercando di scambiare l’allentamento del fiscal compact si trova ad essere assorbito dal campo dell'avversario, accettando l'ordine della agenda dell'avversario politico per le riforme strutturali e dei cambiamenti sociali. A livello politico lo fa con aggressività cambiando la sua struttura e funzione. Cercherà di usare la sua egemonia per cancellare dalla mappa politica i suoi avversari. Un punto preoccupante che dovrebbe essere affrontato. 
"L'altra Europa" ha fatto un vero e proprio miracolo garantendo la sua rappresentanza, con l'aiuto prezioso degli attivisti , ma anche dei partiti che l’hanno sostenuto.
È sbagliato cercare di trovare una ricetta o semplicemente una sola ricetta e provare a portarla da un luogo ad un'altro. Per noi che non siamo della sinistra dogmatica l'esperienza, l'idea e la storia di SYRIZA sottolinea la scelta strategica dell’unità di certe forze con l’asse principale di Synaspismos e l’obiettivo dell’unità della sinistra anche con il Partito Comunista di Grecia. Il dogmatismo e il settarismo del Partito Comunista di Grecia si sono accompagnati ad un continuo attacco di amicizia da parte di Syriza, che lo ha aiutato a svilupparsi. Per passare dal 4% al 27% non ha bastava solo l'unità della sinistra. Abbiamo fatto due scelte: abbiamo proposto di rovesciare il governo neoliberista e abbiamo adottato i nuovi movimenti creati nelle piazze senza nessuna voglia di mettere alcun cappello. 
Se qualcuno tenta di trovare una ricetta per la ricostruzione della sinistra italiana direi che ha bisogno di una miscela con il 30% di Syriza, 30% di Podemos e 40% della vostra ricca esperienza, perché rappresentate una sinistra molto ricca con la vostra attività sociale, culturale, le vostre reti di attivisti e la ricca esperienza nelle amministrazioni locali. Si deve combattere la tendenza ad auto flagellarsi . 
"L'Altra Europa" dovrebbe rappresentare uno spazio di dialogo e di riflessione della sinistra, uno spazio di azione collettiva su questioni che sono accettabili da tutti e cercando di garantire una partecipazione democratica della sua base. In Syriza unita siamo arrivati per passi successivi, diverse fasi e diversi modelli di rappresentazione che avevano come obbiettivo l’unità ed evitavano la frammentazione e i conflitti interni.
Allo stesso tempo, il GUE è uno strumento aperto per fare politica e aprire vertenze nelle principali questioni e creare nuove alleanze.
Nel prossimo periodo abbiamo bisogno di creare alleanze politiche e sociali ampie soprattutto nei paesi colpiti dalla crisi con l'obiettivo di creare uno spazio di forze politiche e sociali, di partiti politici, non solo di sinistra,di sindacati e movimenti per un’azione comune con un programma per confrontarsi con l'austerità neoliberista, per stimolare la crescita, risolvere il problema del debito, eliminandone gran parte, e sostenere la ricostruzione della democrazia e dei diritti politici e sociali. Dovremmo cercare di allargare il fronte politico e sociale e di trasformare la maggioranza sociale in maggioranza politica contro l'austerità.
Alexis Tsipras

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Il movimento dei movimenti

21/7/2014

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 Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci, 20.7.2014

La profonda lezione politica del movimento dei movimenti
G8 2001. Le ragioni di tredici anni fa, i torti dello stato, l’impegno di oggi

In que­ste gior­nate per noi così evo­ca­tive, con tre­dici anni dif­fi­cili alle spalle, due pen­sieri si sovrap­pon­gono. Uno riguarda la dimen­sione poli­tica del movi­mento nato per con­tra­stare il pen­siero unico neo­li­be­ri­sta, l’altro le dina­mi­che repres­sive e di limi­ta­zione della demo­cra­zia. Que­stioni che si intrec­ciano e che sono oggi il fon­da­mento di una nuova consapevolezza.

In que­sto 2014 con la cosid­detta crisi – giunta al suo set­timo anno – che si rivela in realtà un sistema di governo e di domi­nio desti­nato a durare, può sem­brare per­fino super­fluo rimar­care la fon­da­tezza e l’attualità delle ragioni di fondo del movi­mento sceso in piazza nel 2001. Potremmo par­lare a lungo del domi­nio della finanza, delle oli­gar­chie sovra­na­zio­nali che sot­trag­gono demo­cra­zia, del neo­co­lo­nia­li­smo e del debito come leva di potere del forte con­tro il debole, della logica di guerra che ispira l’ideologia del libero mer­cato, cioè dei temi affron­tati nei semi­nari, nei forum e nelle ini­zia­tive pub­bli­che di allora, ma pos­siamo limi­tarci a far notare che in que­sti anni si è avuta una radi­ca­liz­za­zione del pen­siero unico e dei suoi stru­menti di dominio.

E che le chiavi di let­tura intro­dotte dal movi­mento con­tro il neo­li­be­ri­smo a cavallo del mil­len­nio sono oggi impre­scin­di­bili se vogliamo capire quel che dav­vero accade nell’economia glo­bale e nel suo sistema di governo. Altro che “crisi”, altro che “cre­scita da rilan­ciare”: siamo più che mai di fronte alla neces­sità di uscire dalle gab­bie men­tali, sociali e poli­ti­che di un sistema desti­nato a soprav­vi­vere a se stesso accre­scendo il livello di autoritarismo.

Genova 2001 portò novità dirom­penti anche nel modo di fare poli­tica, d’essere attivi nella società. Impa­rammo in quei giorni a ragio­nare in ter­mini glo­bali, a lavo­rare con spi­rito di coo­pe­ra­zione, a pren­dere deci­sioni cer­cando di allar­gare il con­senso, a favo­rire la par­te­ci­pa­zione dal basso.

Que­sta lezione di metodo è il tesoro più pre­zioso di cui ancora dispo­niamo, ed è da que­sto tesoro che dovremmo attin­gere nel guar­dare al domani, in una fase sto­rica per­vasa da un senso di scon­fitta che rischia d’essere paralizzante.

Le migliori espe­rienze di movi­mento emerse in que­sti anni – pen­siamo a Occupy Wall Street, agli Indi­gna­dos spa­gnoli e anche del Movi­mento ita­liano per l’acqua pub­blica — sono tutte carat­te­riz­zate da un alto livello di com­pe­tenza, dalla cen­tra­lità di nuove figure sociali igno­rate dalla poli­tica uffi­ciale (il pre­ca­riato gio­va­nile, i migranti), da un’originale atti­tu­dine al plu­ra­li­smo, da una forte capa­cità di attrarre par­te­ci­pa­zione popo­lare, da una ten­denza a svi­lup­parsi per vie oriz­zon­tali senza derive gerar­chi­che o leaderistiche.

occupy wall street manifesto
Se una nuova con­vin­cente idea di sini­stra non si è ancora affer­mata nella società e negli ambiti isti­tu­zio­nali, è anche per­ché in que­sti anni, nei vari ten­ta­tivi messi in campo, si è caduti nelle anti­che logi­che del per­so­na­li­smo, delle forme ver­ti­cali di orga­niz­za­zione, sof­fo­cando di fatto la crea­ti­vità dif­fusa e la voglia stessa di par­te­ci­pare. E non si è inve­stito abba­stanza, a nostro avviso, nella con­creta ela­bo­ra­zione di un cre­di­bile pro­getto poli­tico di “con­ver­sione” dell’economia, in grado di dare rispo­ste alle urgenze del momento – in testa la disoc­cu­pa­zione di massa — e d’essere “capace di futuro”.

Dice­vamo che un altro pen­siero preme in que­sti giorni in cui cade la ricor­renza del G8 geno­vese. Riguarda l’esercizio dei diritti civili, la qua­lità della demo­cra­zia ita­liana. E’ un punto sul quale non pos­siamo farci illu­sioni, ma che dev’essere dal cen­tro della nostra atten­zione. La pre­po­tenza isti­tu­zio­nale, al limite dell’eversione, che carat­te­rizzò le gior­nate del luglio 2001 è ormai con­se­gnata alla sto­ria, sotto forma di sen­tenze della magistratura.

Sotto que­sto pro­filo abbiamo otte­nuto risul­tati di por­tata sto­rica, con le con­danne per la Diaz e per Bol­za­neto e la sospen­sione dai pub­blici uffici di altis­simi diri­genti della poli­zia di stato. Risul­tati che certo non miti­gano la sof­fe­renza al pen­siero che dieci per­sone sono state impri­gio­nate con con­danne pesan­tis­sime e spro­por­zio­nate, per­sone che stanno pagando sulla loro pelle – in maniera pro­fon­da­mente ingiu­sta e inu­mana – quella spe­cie di com­pen­sa­zione che è stata con­cessa all’istituzione-stato, insieme con i man­cati pro­cessi per l’omicidio di Carlo Giu­liani e per il vili­pen­dio del suo cada­vere, a fronte della mise­ra­bile prova offerta in piazza, nelle scuole, nelle caserme e nei tri­bu­nali di Genova da nume­rosi fun­zio­nari e diri­genti delle forze dell’ordine.

20inchiesta g8 genova
Molti, troppi abusi e vio­lenze fino all’omicidio hanno mac­chiato negli ultimi anni le varie forze di poli­zia per poter dire che la “lezione di Genova” è stata accolta ed ela­bo­rata den­tro gli appa­rati di sicu­rezza. Forse è avve­nuto il con­tra­rio. Si è cioè affer­mata, in rispo­sta alle con­danne di Genova e al fal­li­mento del ten­ta­tivo di osta­co­lare il corso della giu­sti­zia, un’evasione dai canoni della demo­cra­zia che rischia d’essere inarrestabile.

La chiu­sura cor­po­ra­tiva è addi­rit­tura erme­tica. Niente sap­piamo di quel che avviene nella caserme, dei cri­teri di for­ma­zione degli agenti, di come sono state rece­pite le cla­mo­rose sen­tenze geno­vesi. La stessa nuova fase poli­tica, tutta all’insegna della rot­ta­ma­zione e del “nuovo che avanza” non ha toc­cato i gruppi di potere ai ver­tici degli appa­rati. Lì non si annun­ciano rivo­lu­zioni e si pensa sem­mai – dob­biamo sup­porre –a strin­gere l’ennesimo patto di potere in chiave neoautoritaria.

tortura_g8_Bolzaneto
E’ dun­que tutto per­duto? Noi cre­diamo di no e pen­siamo che valga ancora la pena col­ti­vare l’idea che l’etica demo­cra­tica dev’essere la bus­sola per tutte le isti­tu­zioni sta­tali, anche per gli appa­rati di poli­zia. E’ una sfida che può essere affron­tata a patto che cia­scuno fac­cia la sua parte: in par­la­mento, nella società, fra gli stessi agenti coscienti della deriva anti­de­mo­cra­tica che sono costretti a subire.

Le nostre pro­po­ste sono note: dai codici di rico­no­sci­mento sulle divise, alla revi­sione dei cri­teri di for­ma­zione degli agenti, all’abolizione della riserva dei posti in poli­zia per chi abbia pre­stato ser­vi­zio nelle forze armate. Fino a una vera legge sulla tor­tur
a. Quindi una legge diversa da quella appro­vata in prima let­tura al senato, un testo ina­de­guato per­ché non qua­li­fica la tor­tura come reato spe­ci­fico del pub­blico uffi­ciale né pre­vede il prin­ci­pio della non prescrivibilità.

Ecco un con­creto fronte d’impegno per le pros­sime set­ti­mane e mesi: una cam­pa­gna per cam­biare un testo di legge che pare pen­sato in un paese diverso dall’Italia, come se a Genova nel 2001 o den­tro caserme e car­ceri anche negli anni seguenti, non fosse avve­nuto niente. Come se i giu­dici non aves­sero scritto la parola tor­tura – senza poter appli­care una pena con­grua – nella sen­tenza di con­danna per i fatti di Bolzaneto.

E’ il minimo che pos­siamo fare per chi ha vis­suto sulla pro­pria pelle ciò che una volta abbiamo chia­mato l’eclisse della democrazia.

— Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci, 20.7.2014
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Fine dell'inceneritore

18/7/2014

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Con una politica di sinistra e ambientalista, la maggioranza di Tursi si ricompatta.

Lo smottamento a destra uccide la possibilità del cambiamento.


Se una persona si risvegliasse da otto anni di coma e ascoltasse la discussione sul ciclo dei rifiuti del Comune di Genova penserebbe di essere ancora in terapia intensiva.

Nel 2006 il consiglio comunale di Genova approvo’ un piano di rifiuti che prevedeva un mega inceneritore di rifiuti tal quale.

Oggi nessuno ha avuto il coraggio di proporre una modifica alla delibera della Giunta con l’inserimento della chiusura con inceneritori e/o gassificatori.


L’amministratore delegato di Amiu ha dichiarato in commissione consiliare che non e’ più prevista alcuna area a Scarpino per trattamento a caldo.


Certo, si potrebbe fare di più: partire da subito con la tariffazione puntuale e con la raccolta porta a porta in tutta la città.
Ma lo spazio per migliorare c’e’ tutto.


Godiamoci pero’ questo momento in cui e’ stata posta una pietra tombale su una delle Grandi Opere che da molti anni contrastiamo con proposte alternative.
Abbiamo iniziato con questa, spero che si possa continuare con le altre.
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Verso il Forum Sociale Mondiale

17/7/2014

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Lunedi 21 luglio 2014 ore 1730

Casa della Sinistra Thomas Sankara Via San Luca 15/7

Il Gruppo Consiliare Comunale Federazione della Sinistra, in collaborazione con il Forum Sinistra Europea organizza un incontro per approfondire le tematiche relative al Forum Sociale Mondiale che si terrà a Tunisi dal 24 al 28 marzo 2015.
Dopo i primi forum di Porto Alegre (Brasile), che diedero impulso alle contestazioni globali nei confronti degli incontri degli autoproclamati “padroni del mondo” (WTO, FMI, G8, e ricordiamo in particolare Genova luglio 2001) e ai movimenti altermondialisti in America Latina, l'attenzione del Forum Mondiale si è spostata in Africa e in Asia, accompagnando, tra l’altro, le lotte delle "Primavere Arabe" che tante speranze avevano suscitato tra tutti coloro che lottano per l’”altro mondo possibile”.
Al Forum dello scorso anno, tenutosi sempre a Tunisi, partecipammo promuovendo incontri sulle città del Mediterraneo e sulle lotte alle Grandi Opere Inutili.
Siamo convinti che Genova non possa ridurre il proprio rapporto con il Mediterraneo in una visione fondata su un arido mercantilismo, ma deve far emergere e connettere con concrete iniziative nel "Mare Bianco" (come lo chiamano gli arabi) l'impegno che già oggi è presente nelle lotte all'esclusione sociale e al neoliberismo, per un'economia solidale e equa.
Di tutti questi argomenti parleremo con Giorgio Riolo del Forum Mondiale delle Alternative.


Al termine dell’incontro, prevediamo di poter cenare insieme, per condividere esperienze e amicizia..

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Coordiniamoci

16/7/2014

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Le fibrillazioni che stanno investendo il Comune di Genova sono imputabili all'abbandono delle proposte che avevano permesso a Marco Doria di vincere le primarie del centro sinistra prima, le elezioni comunali successivamente.

Partecipazione, rilancio economico e del lavoro coniugati con la tutela del territorio, lotta alle privatizzazioni sviluppando i servizi pubblici essenziali, rilancio di beni e spazi pubblici, impegno culturale e politico contro l'austerità e contro il nuovo capitalismo finanziario.

Molti di questi obiettivi non sono stati perseguiti, prima di tutto lo sviluppo di strumenti partecipativi. 
L'Amministrazione Comunale sembra chiudersi in una torre d'avorio per poter gestire le politiche di tagli decise dal governo (anche quello Renzi), aree importanti della nostra città sembrano consegnarsi a speculazione edilizia e commerciale.

Sarebbe utile che, Federazione della Sinistra, Lista Doria e SEL, insieme alle parti sane dei movimenti, della società civile e dei lavoratori costruissero entro la fine di questo mese un momento di riflessione, coordinamento che non si rassegni a politiche centriste, autoritarie e anti popolari.

Io sono disponibile.


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COMUNICATO STAMPA

15/7/2014

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comunicato sull'assemblea pubblica dei lavoratori che si terrà venerdì 25 luglio
alle ore 21:00 presso il Teatro degli Zingari a Genova.

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